di Erika Seta
Coordinamento regionale Azzurro Donna Emilia-Romagna
Dalle notizie di stampa si apprende che un minorenne
straniero non accompagnato, di nazionalità egiziana e ospitato a spese dello Stato
italiano, sarebbe stato trovato in possesso di 26 candelotti esplosivi,
rendendo necessario l’intervento degli artificieri. Il giovane sarebbe inoltre
già noto per un precedente episodio di aggressione con arma da taglio ai danni
di alcuni coetanei a Casalecchio di Reno, comune che negli ultimi tempi è stato
teatro di diversi fatti di cronaca.
Al di là dell’accertamento delle
responsabilità individuali e delle valutazioni che spettano all’autorità
giudiziaria, la vicenda solleva un interrogativo politico più ampio sul sistema
di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Se fosse confermata la
permanenza del ragazzo in una struttura di accoglienza, occorrerebbe
interrogarsi sull’efficacia dei percorsi educativi e di integrazione previsti.
Il punto critico riguarda il
funzionamento dei centri dedicati ai minori: strutture che dovrebbero garantire
tutela, formazione e accompagnamento verso l’inserimento scolastico o
lavorativo. Quando questi obiettivi non vengono perseguiti con rigore e
continuità, il rischio è che i ragazzi restino privi di riferimenti educativi
solidi e di un reale progetto di inclusione.
È evidente che qualcosa, nel sistema
di regolamentazione e controllo, necessita di una verifica approfondita. Le
cooperative e gli enti accreditati che ricevono fondi pubblici per la gestione
dell’accoglienza devono essere sottoposti a monitoraggi stringenti, affinché le
risorse siano effettivamente finalizzate all’integrazione e alla prevenzione
del disagio e della devianza.
Il tema, inoltre, si intreccia con
quello della sicurezza urbana. È necessario decidere con chiarezza quale
direzione intraprendere: rafforzare i percorsi obbligatori e controllati di
inserimento sociale e lavorativo, oppure valutare, nei casi previsti dalla
legge e nel rispetto delle norme internazionali, il rimpatrio verso i Paesi di
origine.
L’obiettivo non può che essere duplice: tutelare i minori realmente bisognosi di protezione e, al tempo stesso, garantire la sicurezza dei cittadini e la trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche. Un equilibrio complesso, ma non più rinviabile.
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