giovedì 22 febbraio 2024

Il Cavallo di Troia e il Lupo di Monte Sole

Senza un diritto diffuso alla caccia, un contadino non può diventare agricoltore.


Il  Tecnico per gli Interventi Faunistico-Ambientali Marzabotto e Gratiot (WI) Ettore Casanova invia; 

Ora: noi non sappiamo se il falso dei Lupi di Monte Sole sia stato intenzionale o colposo. Questioni queste che riguarderanno le parti in causa e gli appassionati di cronache giudiziarie. Ormai però sappiamo che è stato un falso organizzato. Il che è peggio e soprattutto ci riguarda tutti. 

Un falso organizzato, non solo perché esso è il prodotto di un’azione corale di diversi uffici pubblici. L’Ente Parco e la Regione, in quanto autorità pubbliche, sono vincolate al Principio della Trasparenza; cioè ad un dovere di chiarezza e lealtà nei confronti del Pubblico: per cui le loro decisioni devono essere fondate su fatti oggettivi, accertati con procedure aperte e leali. Altrimenti si entra nel mondo del falso e della presunzione di autointeresse privato ai danni del Pubblico; a prescindere da eventuali rilevanze penali, civili, amministrative … la colpa … il dolo … e tutte questa storie qui. 

Nelle relazioni, istituzionali e non, non esistono le mezze verità; esistono solo le falsità complete; eventualmente travestite da mezze verità. Inoltre, il falso dei lupi avvelenati a Monte Sole e quello del verro da 117 kg., preso a Badolo e fatto passare per un lupo ammazzato davanti alla festicciola di gitanti, sono stati falsi organizzati, perché partono da una visione. Che è quella del cacciatore come anti-tipo sociale; esemplare di una umanità (quella agraria) moralmente imperfetta, immeritevole di una effettiva cittadinanza, semmai di rango inferiore, residuo di atavismo evolutivo; se non proprio un rottame culturale. 

Da circa cinquanta anni un coerente ed incontrastato sistema di propaganda ideologica, spesso fatto passare per educazione ambientale, ha infatti occupati media, poi sedi decisionali di politiche e giudiziarie, uffici pubblici, ed anche polizie. Questo non è che il “fronte agrario” di quella più ampia “escalation di odio da non sottovalutare” – che il Ministro Gilberto Pichetto Fratin ha denunciata l’8 febbraio scorso a difesa dei tecnici I.S.P.R.A attaccati per il lor parere sull’abbattimento dell’orso M90: “ … sui social , ma anche nel corso di manifestazioni, sono state sdoganate parole come “assassini” per persone…”. Una escalation di odio che invece è stata ed è tutt’ora sottovalutata; ed in molti casi anche usata a fini di consenso politico e speculazione economica, come dimostra la vicenda dei lupi di Monte Sole.

Alcuni esempi di ambientalismo cosiddetto moderato, e come tale istituzionalizzato in un accesso privilegiato al sistema politico, amministrativo e giudiziario; nonché al gettito fiscale a titolo del 5x1.000. Non si può che iniziare dalle parole di Fulco Pratesi (Presidente del WWFItalia) ad introdurre “A che serve la Caccia ?”, libro del 2006; che inizia così: “Immaginate … una categoria di persone il cui hobby sia quello di danneggiare i monumenti. Pagando una piccola tassa … il governo locale autorizza questi appassionati a guastare … il patrimonio storico-artistico … “. E prosegue con:“… la categoria dei cacciatori ritiene suo insindacabile diritto danneggiare, distruggere ed impossessarsi di una cospicua parte del patrimonio naturale del Paese, quale la sua preziosa Fauna … l’1 % della popolazione è autorizzato a uccidere … la protervia dei cacciatori … privilegio accordato alle … leggi compiacenti … lobby potentissime dei produttori di armi… ”. Per continuare con le ripetute dichiarazioni di Mario Tozzi (Comitato Scientifico del WWF); es. su Facebook nel giugno 2022: “ … non mi pento di detestare chi uccide per divertimento. E i cacciatori fanno questo. Nessuna empatia ..” . E poi la posizione ufficiale del WWF Italia sulla caccia espressa sul proprio sito internet all’inizio Anni Duemila: “ … come attività, eticamente condannabile, ma in qualche modo "sostenibile"…”. E che viene costantemente ribadita ufficialmente fino ai nostri giorni. Es.: fra le innumerevoli, Franco Ferroni portavoce WWFItalia il 31 agosto 2019 su Facebook: “… caccia possa ritenersi lecita (sebbene rimanga in ogni caso eticamente esecrabile). … “; insieme alla (immancabile) campagna per la raccolta fondi contro il bracconaggio; che appare in questi giorni sul sito del WWF Italia. Dove sotto la rubrica (appunto) Bracconaggio si legge l’ormai classico evergreen dell’identificazione fra Caccia e bracconaggio: “Il numero di animali uccisi illegalmente in Italia è impressionate: si stima (ndr: chi ? E con quali mezzi e criteri ?) restino vittima dei cacciatori più di 5 milioni di uccelli, ma tanti individui di tante specie come lupi e cervi”. Cioè i cacciatori sono quelli che ammazzano indifferentemente specie cacciabili e non: sono fondamentalmente tutti bracconieri. Naturalmente, si parte dai cacciatori e si finisce invariabilmente con gli agricoltori. Es. il prof. Boitani sul Corriere della Sera del 13 agosto 2022 (pag. 25): “ ...la gente di montagna deve capire che non può abbandonare greggi e mandrie all’aperto di notte per scendere a valle dalle mogli. Comunque esistono gli indennizzi. Anni fa accertai che ogni pecora riceveva dall’UE sussidi pari al 60 % del suo valore. Quindi se veniva sbranata da un lupo, le Regioni avrebbero dovuto rimborsare solo il restante 40 %. Ma questo i pastori omettevano sempre di dirlo.”. Un altro evergreen: l’agricoltore è un profittatore di fondi pubblici. Fra le diverse disinformazioni, omettendo di informare che quel 60 % di valore era ed è tratto da una grandezza economica pari (non bisogna mai dimenticare di ricordarlo) allo 0.35 % di tutta la ricchezza prodotta da tutti Paesi dell’Unione. Per concludere con l’epica posizione ufficiale della FederGev (perché a questa sistema mentale la Repubblica Italiana riconosce anche poteri di polizia), dichiarata il 26.11.2011: “… il rischio di una aggressione ai Parchi ed alle aree protette, da parte dei “soggetti” contrari a vincoli economici e legislativi, sono reali. Ci sono i proprietari dei suoli, gli speculatori, i cementificatori, i bracconieri ed i cacciatori che altro non aspettano che l'indebolimento delle istituzioni ….”. E mi limito solo a WWF e G.E.V.; immaginiamoci il resto. Ecco, vediamo allora come della visione conservativa di E.O. Wilson (il grande teorico della conservazione della Biodiversità, ispiratore della fondamentale Conferenza di Rio de Janeiro del 1992) nelle parole di questi personaggi ci sia bene poco; e quel poco sia accidentale ed episodico. Basti dire che E. O. Wilson sintetizza i fattori generatori per la Sesta Estinzione di Massa, nell’acronimo H.I.P.P.O.: (in ordine di pericolosità) Habitat Destruction (distruzione degli habitats), Invasive Species (specie aliene invasive), Pollution (Inquinamento), Population (crescita della popolazione umana), OverHarvesting (sovrasfruttamento delle risorse). Ma nei suoi lavori, di abolizione o biasimo di principio della Caccia, non vi è ombra. E proprio qui è il punto, che ci riporta fatalmente in Wisconsin, per continuare un confronto impietoso con la Regione Emilia Romagna ed il suo gioiello: il Parco di Monte Sole. 

Nella Costituzione dello Stato del Wisconsin (come peraltro in quelle di almeno altri 21 altri Stati) alla Sezione 26 del Bill of Rights è stabilito che: "The people have the right to fish, hunt, trap, and take game subject only to reasonable restrictions as prescribed by law", il popolo ha il diritto (fondamentale) di pescare, cacciare, trappolare e questo è soggetto solo a quelle restrizioni ragionevoli prescritte per legge. 

Ora, questa statuizione, oltre che antitetica al mainstream del discorso pubblico italiano sulla Caccia, diventa ancora più eversiva per l’ordine costituito ambientalista, solo che la consideri che 650 mila cacciatori (su una popolazione di 5 milioni di abitanti) convivono con 25 mila orsi, con oltre mille lupi, con una popolazione di cervi coda bianca che ha raggiunto i livelli pre-colonizzazione europea, nuclei di wapiti ed alci ed una esuberante popolazione di acquatici, su un territorio che è la metà dell’Italia. 

A questo proposito aggiungo: quei 650 mila cacciatori ed il milione e mezzo circa di pescatori sono sottoposti alla vigilanza di … 250 agenti. 

A Bologna le organizzazioni ambientaliste lamentando da sempre carenze di organico dei 40 agenti scarsi di Polizia ex Provinciale, più tutta la guarnigione di Carabinieri Forestali e non, integrati da decine di polizie private volontarie, sui 5 mila cacciatori… Ma quello che è ancora più eversivo per gli sguaiati luoghi comuni della propaganda ambientalista sono gli Amish. Si potrebbe infatti dire: la Caccia come diritto costituzionale, ultima frontiera delle americanate. E invece gli Amish giustificano il rango costituzionale della caccia e svelano la natura profondamente reazionaria della regolamentazione italiana delle Aree Protette, del proibizionismo venatorio, della protezione integrale del lupo e, in ultima analisi, del perché i trattori vanno in piazza. 

Anche in Wisconsin esistono comunità Amish, la setta evangelica balzata alla notorietà mondiale per il film con Harrison Ford. Che, come ormai noto, sono pacifisti assoluti, al punto da portare la barba, ma non i baffi e nemmeno i bottoni: perché per loro sarebbero entrambi ostentazioni militaresche. Gente che pratica le virtù dell’umiltà e mitezza cristiane più rigorosa. E che notoriamente vivono e lavorano la terra secondo costumi di vita sei-settecenteschi: niente macchine, niente elettricità; vestendosi in fogge antiche con tessuti che si fanno loro, con telai fatti da loro, tali da sembrare costumi teatrali. Che vivono in loro comunità autonome, secondo regole comunitarie risalenti alla Riforma anabattista cinquecentesca, parlando fra loro un dialetto tedesco seicentesco, chiamando la società esterna “gli inglesi”. Ormai si sa tutto di loro. Pochi sanno però che questi miti agricoltori rigorosamente non-violenti siano cacciatori devoti. Sono capaci di fare uno scisma teologico per una questione se rivestire le ruote dei carri di copertoni o non (non è una barzelletta: è successo veramente in una comunità nel nord dell’Iowa), non usano lampadine e arano solo con i cavalli, ma l’ultimo tipo di cartuccia in commercio ce l’hanno sempre. E ci prendono: le classifiche dei migliori trofei di cervo vedono presenti Amish. Qualche anno fa uno di loro prese un cervo da record in Ohio.  Altra stravagante contraddizione americana (del tipo del puritanesimo accanto a Las Vegas o i devoti fedeli delle Bible Belt di giorno, che però di notte mandano in blocco i siti porno a forza di scaricare filmini sconci) ? O è la mentalità eccentrica di questi Amish ? No. Gli Amish e i Mennoniti non sono altri che i diretti discendenti di quei contadini tedeschi anabattisti che nel ‘500 (in Tirolo, Baviera, Svevia, Carinzia, alcuni Cantoni Svizzeri) si ribellarono alle Signorie e combatterono rivendicando, fra gli altri, proprio il diritto di portare armi e di andare a caccia. Vicenda storica di democratizzazione, questa, del tutto sconosciuta alle Campagne dell’Italia peninsulare. Sul diritto di andare a caccia gli Amish vanno quindi perfettamente d’accordo con quelli che loro chiamano gli “Inglesi”; anzi è proprio la loro non violenza a testimoniare le ragioni profonde del diritto alla caccia. Perché entrambi sono accomunati dalla memoria storica che proibizioni di caccia non genera solo privilegi venatori, ma quel che è peggio genera crea gerarchie sociali e land grabbing: sottrazione della terra. Se la Fauna è intangibile, dalla sua pancia, esattamente come per l’inganno del Cavallo di Troia (altro animale affascinante; come il lupo) ne esce infatti un potere che, con la scusa di proteggere gli animali, rende i contadini sottomessi ai capricci (whim si legge ancora oggi nelle splendide sentenze della Corte Suprema) del Signore della Fauna. 

Sia esso il Faraone di Londra (come veniva chiamato il Re d’Inghilterra) o un sindaco in cerca di facile consenso politico, oppure la Nobiltà di Toga (come venivano chiamati i funzionari del Re di Francia, che usavano le cariche pubbliche per i propri interessi personali) di un ente parco, ovvero infine dei funzionari di polizia in carriera. 

Gli Amish hanno capito da 500 anni che il diritto alla caccia è la prima riforma agraria; perché senza un diritto diffuso alla caccia, un contadino non può diventare agricoltore: anche se divenisse proprietario della terra, rimane un servo; magari dell’Ambiente, ma sempre servo. Come non smettono di dimostrare il Parco di Monte Sole e la Giunta Regionale, i quali anzichè svolgere una istruttoria decisionale, si sono limitati a mobilitare il pregiudizio contro un gruppo sociale, costruito ed alimentato da una propaganda faziosa e manipolativa, per mettere le Mani sulla Campagna. 

4 commenti:

  1. Articolo SEMPLICEMENTE fantastico, mi riconosco nel servo della terra, su cui non sono libero di coltivare niente a causa del numero esagerato di animali selvatici, il diritto alla caccia sulla propria terra, senza nessun cavillo imposto, è sintomo di libertà per una vera società agricola , per questo represso.

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  2. Questo è proprio un elemento fantastico. Ma da che buca salta fuori.

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  3. Una bugia, signor Mulder, si maschera molto meglio se è nascosta tra due verità. Mulder, se lo squalo smette di nuotare, muore. Non smetta mai di nuotare

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  4. Anonimo delle 13.25 non si capisce, spiega meglio.

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