lunedì 23 maggio 2022

A Monte Sole i Lupi hanno iniziato il Conto alla Rovescia.



Il Tecnico per gli Interventi Faunistico-Ambientali, Ettore Casanova ( nella foto), che ha eseguito una analisi sulla presenza del lupo in Appennino, lancia un campanello d’allarme perché non se ne  sottovalutino i pericoli. L’analisi è partita dopo la denuncia di Fabio Cussini che riferiva di ripetute razzie dei lupi a Ghisiola nel preparco di Monte Sole dove egli risiede con la famiglia  e della sua forte preoccupazione poiché questi canidi sono soliti farsi vivi anche in pieno giorno quando i suoi figli godono della libertà della campagna scorrazzando non lontano da casa con le biciclette lungo le vicinali.

 

Ettore Casanova scrive:

 

I ripetuti attacchi dei lupi alla Ghisiola evidenziano una diffusione del Rischio-Lupo completamente sottovalutata nelle Valli del Reno e del Setta così come del resto in tutt’Italia; altrettanto come lo fu a suo tempo il Rischio-Puma nel West degli Stati Uniti. Rischio sia per l’incolumità pubblica, che negli Stati Uniti giunse poi ad avere esiti tragici; sia per l’economia pubblica; sia (non ultimo) per la fiducia pubblica. Perchè, quel che è peggio, in Italia il fraintendimento dei fatti si accompagna al malgoverno della Campagna; che vede nella adorazione del Lupo il proprio centro. Alla Ghisiola i lupi hanno mangiato il piccolo gregge di capre ricoverato di fianco alla casa, proprio sotto la finestra della vecchia madre, nel corso di ripetute incursioni effettuate nel giro di poche settimane. Nel medesimo periodo le incursioni dei lupi si sono alternate a predazioni di cervi nelle immediate vicinanze della casa, nei pressi (poche centinaia di metri) della casa stessa di un podere confinante. Fino addirittura all’ultima predazione di una cerva avvenuta proprio davanti alla porta di casa della Ghisiola: a una cinquantina di metri. Contemporaneamente noi, vicini ed amici che viviamo la Campagna di Marzabotto, Sasso e Grizzana, Lizzano abbiamo regolarmente visto e vediamo regolarmente lupi che si mostrano tranquillamente alle persone negli orari del pascolo dei cervi e cinghiali nei dintorni della Ghisiola, delle case con essa confinanti e in tutta la montagna. Nel senso di lupi che si mostrano nel raggio di un centinaio di metri da case abitate o di persone, tutt’altro che intimoriti dalla presenza umana; quando non proprio passano in pieno giorno attraverso l’aia di una casa, come è capitato anche a me personalmente, o ripetutamente nel cortile di una stalla, di notte sotto le finestre delle abitazioni; oppure sostano a poche decine di metri davanti alle persone continuando a guardarle con tranquilla insistenza. Tutto questo succede in un contesto in cui sono ormai diffusi focolai di predazione domestica a carico di bestiame ed animali d’affezione lungo le stesse Valli del Reno e del Setta; in linea con quanto accade in tutta l’Emilia Romagna. Le predazioni sugli animali d’affezione colpiscono specialmente cani da compagnia e da lavoro. Esemplari in questo senso sono i casi della serie di uccisioni di cani a Castiglione dei Pepoli (caso identico alla serie di cani mangiati ad Albareto PR, tanti per fare esempi fra i tanti), degli attacchi a cani da tartufo e da caccia nel corso delle loro attività. Tutti casi noti fra la gente della Campagna; ma che in minima parte, solo nei casi più clamorosi, assurgono agli onori della cronaca. Si pensi, ancora per tutti, al caso delle predazioni dei vitelli fin dentro ad una stalla di Cavriago, RE, nell’estate del 2020. E nemmeno tutti quei fatti che dovrebbero essere fra i più clamorosi giungono alla ribalta della cronaca; perché cominciano ad essere sempre più frequenti i casi di incidenti diretti con l’uomo che non assurgono alla notorietà dei media. Come detto: lupi che si avvicinano disinvoltamente alle persone, lupi che esplicitano aggressività verso l’uomo, lupi che sostano insistentemente nei pressi di case o stalle, lupi che seguono persone. Il più delle volte questi episodi vengono classificati come eventi fortunati per le persone, coinvolte perché esse avrebbero fruito di una esperienza più unica che rara di contatto con le meraviglie della Natura. Questo per dire come il caso della Ghisiola non sia isolato, ma sia significativo invece di una situazione attuale che si sta facendo tendenza crescente della decisione dei lupi (perché non bisogna dimenticare che la predazione è un comportamento appreso) che intorno alle case si possa mangiare bene; che le case degli umani possano essere parte integrante del loro terreno di caccia e che gli uomini e donne sapiens stessi non siano una fonte di rischio. Quello che rende il Caso Ghisiola più grave di tanti altri è che essa è abitata da persone più vulnerabili della media all’incidente col lupo: l’essere nel posto sbagliato al momento sbagliato; se non proprio l’essere prede facili. La casa è infatti abitata dalla vecchia madre e dai due figli piccoli (di 2 1/2 e 6) del mio amico Cussini. Questa situazione data dal ritorno del lupo nella Valle del Reno sta replicando disgraziatamente in modo perfetto la situazione che si diede dal ritorno del puma nel West americano durante la Seconda Metà degli Anni Ottanta. Anche là il ritorno degli degli ungulati si portò dietro il ritorno dei predatori. Anche là si manifestarono le fratture antropologiche tipiche nella popolazione artificializzata dalla vita urbana: consistenti sia nello smarrimento della memoria che l’Homo sapiens possa essere una preda come un’altra; nonché nell’illusione che la Campagna sia la proiezione dell’armonia del proprio guardino di casa. Queste fratture, dicevamo, trainò il discorso pubblico in un sbornia di negazione della realtà, illusionismo new age, ecologia da intrattenimento tale e quale a quella alla quale assistiamo oggi a Bologna, in Italia, a Marzabotto ed oltre. Quindi, quando i puma cominciarono ad essere visti avvicinarsi alle persone con atteggiamento confidente, ad aggirarsi nei guardini delle case, addirittura a predare (esattamente a quello che avviene alla Ghisiola, ad Albareto, a Castiglione, a Lama di Reno, Monzuno…) nei giardini della case, a marcare il proprio territorio artigliando le verande delle case (così come oggi i lupi marcano il territorio con le proprie fatte a pochi metri dalle case), fino ad affacciarsi alle finestre dei salotti di casa ed altri segnali forti e chiari che gli animali stavano acquisendo una confidenza impropria e pericolosa con gli umani. Questi segnali furono invece salutati, dicevamo, dalle famiglie del terziario avanzato, che si era stabilito fuori città pur senza entrare a fare parte della Società di Campagna, come i segni della bontà del proprio investimento immobiliare: essersi stabiliti in luoghi che permettevano loro di vivere in armonia con la Natura. Con la maiuscola. Di essere in prima fila nell’impresa del recupero dell’Eden perduto dopo al Caduta, unita all’esperienza quotidiana della evoluzione secondo i più ortodossi canoni darwiniani. Allora quando cominciarono a sparire cani e gatti, prima vennero considerati casi dubbi; poi quando i cani cominciarono ad essere predati anche davanti a casa (esattamente come a Castiglione dei Pepoli, Albareto, Torrile, Pesaro, ecc… ) questi episodi vennero considerati dalle equivalenti delle nostre Polizie Provinciali incidenti dovuti all’imperizia dei proprietari a governare i propri animali. Anche là, come qua in modo identico, gli uffici competenti suggerivano che fossero gli umani a dovere cambiare il proprio comportamento, non i carnivori; i quali non facevano niente di speciale. Anche nel West, come in Italia cominciò il rosario del benvenuto entusiastico all’arrivo del mezzo più naturale possibile ed immaginabile per il controllo degli ungulati, l’unico vero riequilibratore di Fauna. Di fronte al quale la perdita di qualche cane o gatto era un doloroso incidente mentre la Natura faceva il proprio corso sotto gli occhi del turismo e delle periferie ecologicamente impegnate. Sicuri che animali così intelligenti avrebbero certamente saputo distinguere le proprie vere prede (con le quali si erano così perfettamente co-evoluti nel corso della storia naturale) dalle prede sbagliate: le persone umane. Nonostante che anche là, come qua, un nucleo minoritario di zoologi ed agenti pubblici avvertisse invano, fra la supponenza generale dei rispettivi colleghi e degli opinion leader ambientali, che il fatto che fosse da oltre un secolo che non si registrassero vittime di puma non poteva essere un argomento rassicurante (anche perché nel frattempo puma e lupi erano stati praticamente estinti dalla persecuzione umana), né potesse essere risolutiva la teoria che solo individui vecchi e malati potessero essere eccezionalmente spinti all’attacco di uomini. Quindi la predazione di umani come era vista evento anomalo che rende sorprendente la vita. Al contrario, secondo questa minoranza di studiosi e wildlife managers pubblici il comportamento predatorio è un comportamento malleabile dall’apprendistato individuale o di branco; per cui esso può cambiare nel tempo e avere ad oggetto anche esseri umani quando il predatore abbia acquisita l’abitudine alla sua presenza come animale innocuo. Anche là come qui cominciò lo scontro fra la minoranza di Campagna (considerata una umanità imperfetta, arretrata, attaccata ad interessi particolari) da una parte e dall’altra invece la massa dedita allo svago impegnato (considerata come illuminata da pensieri edificanti, se non proprio eticamente razzista in casi non infrequenti, erudita, animata dal gusto per il bello) nell’Ambiente. Ambiente che è poi sempre la stessa Campagna, chiamata tuttavia con un’altra denominazione; questa volta però politicamente corretta. Chiamando la Campagna appunto Ambiente si nascondono infatti un mucchio di questioni irrisolte di equità per l’uso arbitrario della terra degli altri, per la discriminazione culturale e politica operata ai danni di quel 7 % circa di popolazione che vive di Campagna e per l’accesso preferenziale a risorse pubbliche da parte di organizzazioni cosiddette di protezione ambientale. Fino a che (per tornare al discorso di prima) dopo diverse persone inseguite e bambini finiti all’ospedale salvi per miracolo, ma malamente feriti ed in certi casi rimasti menomati (come, per esempio, nel caso del fungaiolo attaccato in Provincia di Trento da un’orsa nel 2014) per attacchi di puma fra la California, Montana e Texas si arrivò infine alla tragedia annunciata. Quando, a Boulder, Colorado, in un giorno qualsiasi di gennaio del 1991, ad un’ora qualsiasi, in un luogo qualsiasi, un ragazzo come tanti esce da scuola per il suo allenamento quotidiano di corsa e non torna più. Ne ritrovano i resti con il cranio senza più volto e le orbite svuotate degli occhi, le costole ripulite e la cassa toracica con l’addome svuotati fino a mostrare la colonna vertebrale. Si pensa ad un maniaco in città. Nonostante un ufficiale del locale Dipartimento della Vita Selvatica si aspettasse, inascoltato, l’arrivo un accadimento del genere; dopo che era da qualche anno che i puma avevano cominciato a scandire il conto alla rovescia del dramma, dimostrandosi sempre più confidenti verso le abitazioni e le persone in zona. Come era già accaduto in anni precedenti in Texas e nei dintorni di Los Angeles; dove gli attacchi, che non avevano avuto fortunatamente un esito fatale, erano stati preceduti dai medesimi segnali comportamentali già sommariamente descritti in precedenza. Ed infatti un maschio di puma – giovane ed in perfetta salute, anziché anziano e malandato; né messo alle strette da un’aggressione umana come avrebbe voluto la zoologia scolastica – viene colto a tornare sul luogo dell’uccisione della sua preda le cui abitudini erano stata osservate nel corso delle settimane; perché i predatori tornano a finire di mangiare i resti delle proprie prede. Così viene abbattuto dagli agenti (agiti da un moto antropocentrico) e finisce che nel suo stomaco vengano ritrovati pezzi del cuore del povero ragazzo. L’animale aveva semplicemente voluto togliersi lo sfizio di mangiarsi un uomo, evidentemente stanco di mangiare la solita minestra ci cervo. Un po’ come noi che ogni tanto andiamo a mangiare nella trattoria fuori-porta. A questo proposito un commentatore dell’epoca paragonò questa predazione ad un sacrificio azteco. Così come gli Aztechi strappavano il cuore pulsante dal petto delle vittime per offrirlo al Sole; altrettanto cinque secoli dopo si era ripetuto un sacrificio umano in Colorado. Dove un ragazzo era stato ucciso da una comunità di adoratori della fantasia che la wilderness (la vera wilderness) potesse essere lasciata indisturbata nell’America contemporanea; un ragazzo il cui cuore dilaniato era stato offerto all’utopia della Natura incontaminata. Questa morte, che non si supponeva potesse mai accadere, era successa (come si disse da parte di qualcuno) a causa di Storia, Ecologia e Politica andate di traverso sotto forma felina. Come sta succedendo sotto forma canina trent’anni dopo Boulder oggi anche a Monte Sole; dove il Malgoverno italiano della Campagna, quindi della Fauna, vi trova un teatro emblematico. Perchè, come detto, se in America il problema sociale dell’Ambientalismo ha guidati gli eventi a sottovalutare la vicenda del 7 ottobre 1986 di Bear59; l’orsa tanto tranquilla da essere diventata la beniamina dei turisti di Yellowstone. La cui immagine, scattata a otto/dieci metri di distanza, era rimasta impressa nell’ultima fotografia del rullino della macchina fotografica trovata accanto ai resti dilaniati di un turista dato per misteriosamente scomparso da qualche giorno. Ecco, dicevo, se in America l’illusione ambientalista ha accompagnato verso la tragedia del 1991, successivamente il suo sistema istituzionale ha poi comunque deciso, per esempio, nel 2013 a Morrison, Illinois, che un gatto di 75 chili non potesse prendersi l’abitudine di frequentare il fienile di una fattoria (come potrebbe essere la Ghisiola); per questo un puma è stato abbattuto con una fucilata. Come vengono abbattuti anche gli orsi che dopo due o tre (non ricordo) previ interventi dissuasivi continuino a ripetere comportamenti (non diciamo aggressivi, ma) semplicemente confidenti verso l’uomo. Come anche i lupi; che vengono abbattuti o cacciati a seconda della legislazione vigente nei vari stati In Italia invece la regolazione del lupo, catturata dall’Ambientalismo, rende di fatto impossibile ogni abbattimento di lupi (ed orsi) problematici. Nonostante che, a questo proposito, la letteratura accademica confermi la dimensione rischiosa e conflittuale della Fauna con dati di fonte empirica; che corroborano la storia detta in precedenza dei puma americani. Per esempio: solo fra il 1989 ed il 1995 nella sola parte meridionale dello Stato indiano del Bihar gli elefanti hanno uccise 242 persone, gli orsi 50 ed i lupi 92; nella Galizia spagnola a fine Anni Cinquanta ed a metà Anni Settanta il lupo effettuò serie predazioni, anche con esiti mortali su donne e bambini; il caso della predazione di un bambino australiano da parte dei dingo che si erano abituati alla presenza umana; i casi polacchi negli anni Trenta dove furono uccisi diversi bambini dai lupiQuesta sclerosi normativa trova il proprio centro di gravità in un sistema istituzionale estraneo ad una cultura pluralista, dove l’imparzialità e l’affidabilità degli uffici non è concepito come un diritto del Pubblico. Quindi un sistema captivo, perché lottizzato dai gruppi di pressione, e poroso ai più svariati interessi privati travestiti da interessi pubblici da leggi e provvedimenti ad personas; un sistema, ancora, caratterizzato da irresponsabilità finanziaria che pensa ed agisce tenendo rigorosamente separati le regole dai principi. Un sistema dunque che permette che pretese unilaterali immoderate ed irresponsabili, soprattutto se di massa, divengano normative. Fra le quali non poteva mancare l’intangibilità assoluta del lupo; sempre più somigliante a quella delle vacche in India, che non a quelal di una politica di conservazione. Un dogma ideologico, questo, travasato in regola politica; a dispetto di diffuse esperienze gestionali in giro per l’Europa; dove il lupo tuttavia continua ad esserci e a prosperare, come è bene e giusto che sia; altrettanto quanto avviene in Usa e Canada. Il lupo infatti viene abbattuto in Francia (20 % circa della popolazione abbattuta annualmente), Slovenia, Norvegia, Svezia (i Lapponi vivono in armonia con la Natura; ma senza lupi), Finlandia, Polonia Lituania, Estonia, Germania, Spagna. Russia. In ogni Paese il lupo è soggetto a forme di gestione. Ma in Italia, come dicevo, no: in Italia il lupo non si tocca. Perchè, dice: il lupo è a rischio d’estinzione, dal momento che la sua popolazione italiana continua ad essere così esigua da essere sull’orlo dell’estinzione; e poi perché il lupo sarebbe la soluzione ecologica necessaria e sufficiente per ridurre, o addirittura eliminare, l’impatto degli ungulati alle coltivazioni. Per questo il lupo è stato ed è oggetto di ripetuti e significativi interventi finanziati con fondi pubblici sul presupposto che la specie fosse, e sia, in numero tale da essere in stato di pericolo d’estinzione. Tuttavia il primo censimento ufficiale su scale nazionale della popolazione italiana di lupo – che in quanto tale avrebbe dovuto essere propedeutico ad ogni decisione di finanziamento pubblico; cioè prima – è stato fatto solo nel 2021; cioè dopo l’erogazione di decenni di finanziamenti. Censimento organizzato dall’I.S.P.R.A. utilizzando peraltro solo volontari di associazioni ambientaliste; con esclusione di agricoltori, allevatori, cacciatori, pastori e tartufai: cioè la struttura sociale della Campagna; cioè che paga il lupo a tutti gli altri. Il WWF Italia, il 3 febbraio 2022 su Facebook (h. 13.53), prima che i risultati da tale censimento ha però confermate le proprie stime; che da anni orientano l’azione pubblica e formano l’opinione pubblica. “Sono meno di 2000, tra alpini ed appenninici, i lupi presenti in Italia, ma non sono una specie fuori pericolo. Ogni anno fucilate, veleno trappole e lacci sono causa della loro morte. Il responsabile di tutto ciò è l’uomo ! Firma per il NO a questi massacro ingiustificato”. Fra i commenti a questo post si leggeva quello di Enrico Ferraro (una persona non certo sospettabile di avversione al lupo): “Marco Galaverni come mai si continua a dire che sono meno di 2000, quando sappiamo, anche da lavori pubblicati, che sono ben più di 2000 ? Poi per un valore di riferimento aspetteremo i risultati del monitoraggio nazionale, ma non si può sentire questa cosa che sarebbero meno di 2000 …”. Il post poi sparisce; dopo il tempo sufficiente che qualcuno ne traesse foto a futura memoria. Effettivamente l’11 novembre 2021 in una sede prestigiosa quale è l’Accademia dei Georgofili il prof. Marco Apollonio aveva dichiarato nel corso di un convegno: “… lupo … un rapido e crescente incremento generalizzato … WolfAlps stimati 47 branchi nell’Arco Alpino, quando nel 2018 47 branchi si calcolano solo nel Veneto, Friuli Venezia Giulia e Alto Adige… un incremento tumultuoso … in Toscana … nel 2016 la presenza del lupo fosse pressochè ubiquitaria … un evento di riproduzione a 4 chilometri dalla Torre di Pisa … con una presenza minima di 530 lupi x 110 branchi … uno dei problemi grossi della gestione della presenza di questa specie è stato che, fino a tempi molto recenti, c’è stata una continua, e a mio modo di vedere anche strumentale, sottovalutazione delle presenze in cui si voleva negare l’evidenza fino al punto in cui, andando in campagna a contare a trovare i branchi è risultato evidente che la situazione era molto diversa da quella dipinta come una specie pressochè scomparsa che è diventata una specie piuttosto comune. Abbiamo il lupo nella Pianura Padana tanto per dire … “. A fronte dei 2000 lupi scarsi propagandati dal WWF, un minimo (minimo) di 530 lupi nella sola Toscana, con 47 branchi nel solo Triveneto. Una “continua, strumentale, sottovalutazione delle presenze in cui si voleva negare l’evidenza”. Una continua, strumentale sottovalutazione: parole dette in un convegno ufficiale da uno studioso di solida reputazione noto per la misura dei modi e del pensiero. Il quale si ripete in pubblico il 25 febbraio 2022 (proprio venti giorni dopo il messaggio propagandistico, fra i continui di tal genere, made in WWF). Convegno Verdi Marche: “…noi dobbiamo sempre tenere presente la dimensione numerica. Nella più pessimistica delle visioni noi in Italia abbiamo qualche cosa come 2 milioni e mezzo di ungulati. Avremo 5 mila lupi ? Ecco, la vedo un po’ complicata per questi 5 mila lupi regolare 2 milioni e mezzo di ungulati … il cinghiale è molto importante per il lupo, ma il lupo non è molto importante per il cinghiale … dopo di che, se mancheranno i cinghiali sarà un bel problema. Una cosa che la gente non pensa mai quando parla di Peste Suina … il 90 % dei cinghiali muore … a quel punto i predatori devono poi rivolgersi verso qualche cos’altro e questo potrebbe complicare un attimino tutta una serie di rapporti che abbiamo con i grandi predatori … se consideriamo quello che abbiamo appena detto, e cioè che il fattore principale di regolazione degli ungulati in Europa oggi è l’attività venatoria. Tu la togli e dopo di che cosa fai ? Aspetti che i lupi tornino ai numeri che avevano nell’ultimo Interglaciale ? Mi sembra un pochino ottimistico. Nel frattempo cosa fai ? …”. Meno di 2000 lupi ? Beh, no: “Nella più pessimistica delle visioni noi in Italia abbiamo qualche cosa come ... 5 mila lupi”. Minimo. Un incremento tumultuoso. Una presenza ubiquitaria. Altro che rischio di estinzione. 5 mila lupi, nella più pessimistica delle ipotesi di Apollonio … e del senso comune di chi in Campagna ci vive. A fronte dei meno 2000 lupi secondo il WWF; che per questo hanno goduto di sostanziosi finanziamenti pubblici. 5 mila almeno, perché il successivo 23 aprile ad Argenta, un altro ricercatore ha divulgato i dati ufficiali delle stime su base empirica della popolazione di lupo effettuate in Provincia di Bologna dall’Amministrazione provinciale a tutto il 2014. Lorenzo Rigacci, biologo, già ispettore della Polizia Provinciale di Bologna: 18 branchi per una stima variabile da un minimo di 70 ad un massimo di 90 individui; nel 2014, 8 anni fa. Allora, dato che le province italiane sono poco più di 110 circa e che non tutte hanno la medesima popolazione di lupi, una stima prudenziale basata sulla moltiplicazione di una base di 70 per 100 ci restituisce un numero all’ingrosso di una popolazione di lupi, non già di meno di 2000 individui, ma di meno di 7000 individui. Questo, non tanto per dare una stima della popolazione di lupo in Italia (che certamente non mi compete), bensì per dare un’ordine di grandezza della distanza esistente fra lo stato attuale delle istituzioni che dovrebbero gestire il lupo in funzione dell’interesse e dell’incolumità pubbliche, da una parte, e la fiducia che essere sarebbero obbligate a guadagnarsi e sostenere presso il pubblico, dall’altra. In altre parole: lo scarto esistente fra i 2000 lupi scarsi propagandati dal WWF ed i 7mila lupi scarsi stimabili come reali sulla scorta dei dati di reputati professionisti segna la misura della mancanza di quella credibilità nelle istituzioni alla quale, noi della Campagna circostante alla Ghisiola ed oltre, avremmo diritto come cittadini. Perchè, ancora, se dal punto di vista zoologico uno scarto di 5 mila lupi, può dare luogo ad un dibattito teorico e metodologico di sicuro interesse scientifico. Dal momento però che l’oggetto della stima è materia pubblica, cioè Fauna, e che i dati sono il presupposto orientativo dell’azione pubblica e delle risorse pubbliche, non è pensabile un intervento pubblico legittimo sulla popolazione di una specie che abbia una tale discrepanza di cifre sul suo status. Eppure per il C. A. I., tanto per dire del livello di ipnosi ideologica nel discorso pubblico sul lupo che è dominante fra l’associazionismo cosiddetto ambientale, continuano a fare fede numeri dati (in tutti i sensi) in modo unilaterale. Ancora il 14 marzo 2022, in un seminario della Sezione di Carpi, in attesa dei risultati del censimento del 2021 si parlava infatti che in Italia nel 2003 in Italia ci fossero 600 lupi in tutto; forse arrivati a 900 individui nel 2012. Quando il Rigacci presso la Sezione di Argenta della medesima associazione solo un mese dopo avrebbe invece divulgati dati ufficiali, tratti direttamente da documentazione della Provincia di Bologna, datata e pubblicata fin dal luglio 2013, nella quale veniva stimata una popolazione per la sola Provincia di Bologna di un minimo certo di 80-87 individui per il 2011 e di 73 individui per il 2012. In linea definitiva, confrontando i dati della Provincia di Bologna con quelli del C. A. I., 1/10 dei lupi italiani del 2012 sarebbero stati concentrati nella sola provincia di Bologna; dalla Via Emilia al confine con la Toscana. Perchè, se in Italia sono stati erogati fondi pubblici senza che si avesse una stima ufficiale e credibile dell’intera popolazione italiana di lupo; tuttavia stime metodologicamente affidabili di diverse popolazioni locali di lupo si sono nel frattempo avute, ma i cui risultati sono stati, e si continuano, ad ignorare da parte delle organizzazioni dei consumatori di Ambiente. Insomma. Dal problema della sicurezza delle persone della Ghisiola, seguendo i numeri del lupo, si finisce allora alla vera questione di fondo del lupo: che non è un problema di ricerca zoologica, ma di (mancata) resa istituzionale. Se è vero infatti che gli animali servono a pensare la vita (come è stato detto da Altri), la Fauna (in quanto animali pubblici) serve a pensare l’azione collettiva, e di conseguenza le istituzioni. E qui il lupo ci dice che non andiamo molto bene. In mezzo a tutta la grancassa sulla Biodiversità, l’Ambiente ed il Paesaggio ci si dimentica infatti sempre che l’intero sistema di potere e del turismo ambientale pesa pressochè interamente su terreni privati (aree protette, sentieristica su strade vicinali ad uso pubblico, boschi, campi, ecc… ) e sulle vite private (l’impatto delle prede del lupo sulle coltivazioni, le tasse ed i costi affrontati dai cacciatori, le spese di manutenzione delle strade adibite al sentieristica, i vincoli imposti dalle aree protette, le colture, il bestiame e gli animali domestici esposti alla predazione del lupo e tutte le spese affrontate per la loro guardiania e così via) di quel 10 % di popolazione rurale che il 90 % della popolazione urbana usa a proprio piacere senza spendere una lira. Nella Campagna le sole destinatarie di fondi pubblici sono le aziende agricole (che peraltro non formano tutta la Campagna). Che fruiscono del 45 % del Bilancio U. E. in diverse forme di aiuto. Una percentuale questa che però è pari allo 0.35 % di tutta la ricchezza complessivamente prodotta da tutti i Paesi aderenti all’Unione. Gli spiccioli, quindi: una mancia. A fronte di tali mance, quel 90 % urbano dà valore normativo ai propri desideri sotto forma di leggi e provvedimenti decisi unilateralmente sull’onda dello stesso consenso urbano, che vanno a gravare sulla terra, la vita e gli interessi di quel residuo 10 % rurale che viene effettivamente escluso dai processi decisionali. Ossia: il 90 % della popolazione, urbanizzata, si fa pagare le proprie voglie (prontamente vissute come diritti) dal rimanente 10 % della popolazione La non-gestione del lupo si inserisce quindi in una profonda e diffusa situazione di iniquità nei rapporti sociali, politici ed economici. Di conseguenza è evidente che le basi sociali della sottovalutazione quantitativa e qualitativa della popolazione del lupo risiede in un appassimento della cultura dei doveri ed in un’ipertrofia della cultura dei diritti. Non è un caso allora che mentre alla Ghisiola, come in tanti altri casi in giro per la montagna e ormai anche in pianura, una famiglia era, ed è tutt’ora, è esposta pericolosamente (e non è un’iperbole: nel gennaio di quest’anno in provincia di Trento 7 lupi hanno circondato un turista ed i suoi cani; mangiandogliene uno davanti. Episodio analogo a quelli che sono avvenuti ripetutamente nel Pesarese negli ultimi anni) ai lupi, senza che alcuna azione effettiva per il loro contenimento sia intrapresa nel corso degli anni, il Consiglio Comunale di Bologna abbia invece trovato il tempo per commemorare le oche di un notabile perite per l’attacco di due cani del vicinato; proprio dalla parte di fronte della valle dov’è la Ghisiola. Siamo messi in questo modo. 

Ettore Casanova Tecnico per gli Interventi Faunistico-Ambientali Ghisiola.

15 commenti:

  1. ......SIAMO MESSI IN QUESTO MODO, cioè alla pecora preda del LUPETTO bello finchè volete ma sempre futuro lupo affamato.
    Ci rendiamo conto che ogni argomento/situazione di cui parliamo in qualsiasi ambito, portano sempre alla stessa conclusione ?
    MA CHI CI HA, CHI CI, CHI VERRÀ A GOVERNARCI È VERAMENTE ORIENTATO AL BENE COMUNE ( VOGLIO DIRE DI TUTTI BELLI/BRUTTI/BIANCHI/NERI/CRISTIANI/ORTODOSSI/MUSULMANI/DI DESTRA/DI SINISTRA/POPULISTI/DITTATORI e chi desidera aggiunga le "categorie" non citate )
    Io temo che l'homo sapiens non sappia più convivere con tutto ciò che ci circonda, non so cosa proporre e mi vergogno di non essermene accorto molto prima. Scusate

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  2. Buongiorno , purtroppo non si vuole gestire la nuova situazione,si continua a gestire il lupo e mantenerlo superprotetto , come giustamente quando era a rischio estinzione negli anni 60 con 1000 esemplari in tutta Italia ,ed ora che ce ne sono 1000 forse più , solo nel bolognese si mantiene lo stesso status quo . Ma il fatto più preoccupante è che non hanno paura dell' uomo? ma che tipi di selvatici sono stati immessi sul territorio ? Nascono già con radiocollare e microchip ? Un selvatico puro scappa in prossimita dell'uomo loro no. E qui sta la magania questi sono animali ibridi ,gli manca un cromosoma e purtroppo non se ne vuole prendere atto; bisogna che accada l'irreparabile prima di agire?in fondo prevenire è meglio che curare.

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  3. Se son stati battuti anni anni fa c'era un motivo...poi farla pari x tutti è impossibile..un saluto

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  4. Mi permetto di aggiungere che oltre al danno della predazione, la beffa dei costi che l'azienda...predata deve sostenere per lo smaltimento delle carcasse alla quale va aggiunto un risarcimento che non è detto che avvenga se gli animali perduti erano ad uso e consumo personale...

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  5. Questi lupi non hanno paura dell'uomo perche sono stati allevati dall'uomo prima di essere immessi nel territorio, altro che mancanza di un cromosoma, si avvicinano all'uomo chiedendosi quando arriva la pappa che mi hai sempre dato? perchè adesso non me la dai piu?.

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    1. come no, c’è pieno di allevamenti di lupi, 🤦🏼‍♂️

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  6. Ma dove si trova la ghisiola????

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  7. Salve,
    sono CAPPUCCETTO ROSSO :
    La nonna mi ha detto che oltre alla sua aggressione, l’ultimo attacco letale del lupo all’uomo in Italia, risale ad un SECOLO fa.
    La nonna mi ha anche confermato che nel 2021 ci sono stati più di una decina di decessi per incidenti di caccia.
    La nonna mi ha anche consigliata di valutare e soppesare bene le ”favole western” narrate nell’articolo !!

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    1. La nonna ha dimenticato di dirti che gli incidenti mortali provocati da selvatici sono, generalmente, di più di quelli da caccia. Forse non te l’ha detto apposta: spera tu vada nel bosco a fare amicizia col lupo. Ti vorrebbe per cena…

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  8. signor 24 maggio ore 22:36
    Tutto vero ciò che ha scritto (forse) quindi non esiste il problema perchè ce ne sono altri un poco più gravi, per esempio i morti sul lavoro.
    Allarghi il suo orizzonte metta in fila le problematiche, dia delle priorità e si impegni per dare un contributo propositivo.
    BUONASERA CAPPUCCETTO ROSSO,

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  9. Spett.le Signor Casanova e' possibile mettersi in contatto con Lei?

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  10. Rabatti Marcello. Nel nostro paese il lupo per la consistenza numerica che sta assumendo, non è più una risorsa come certi animalisti vorrebbero far credere, ma un problema. I tanti casi di predazioni, fortunatamente di altri animali, fin ora, lo dimostrano. Il pericolo maggiore per l'uomo, che tutti vorremmo scongiurare sta proprio negli atteggiamenti confidenziali che il grande predatore sta assumendo nei confronti degli umani. Ritenuti "adorabili" soltanto dai più incoscienti. Voler Umanizzare gli animali a tutti i costi ad iniziare dal gatto, è l'idea più idiota che l'omo possa avere. Visto che la madre dei cretini è sempre incinta, speriamo di non far la fine degli americani col puma, prima che vengano presi adeguati provvedimenti a difesa delle popolazioni e allo stesso tempo del lupo, che nessuna persona di buon senso vorrebbe la sua estinzione ma soltanto una giusta regolamentazione.

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  11. Vanno contenuti sono tropi

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  12. Grande bella pubblicazione

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