domenica 17 settembre 2017

ARTE IN APPENNINO: ANCORA POCHI GIORNI PER VISITARE LA MOSTRA A GRIZZANA MORANDI


di Mara Cini

Francesco Fabbriani ha ben recensito su questo blog la mostra GRIZZANA, MORANDI, ARCANGELI, CINQUANT’ANNI DOPO. ARTE IN APPENNINO DA LORENZO MONACO A LUIGI ONTANI. La mostra è allestita fino a oggi,  17 settembre.

Chiude oggi a Grizzana, ai Fienili del Campiaro, la mostra deii gioielli nati per essere custoditi nelle chiese sparse sul nostro Appennino, insieme ad alcune opere di artisti prestigiosi recenti, tra cui Morandi,  e le ragioni per visitarla sono state molte:  il “paesaggio più bello”, i crinali del’Appennino che si susseguono, verdi, grigi, azzurri…e, in primo piano, i colori della terra, dei sassi, dei tronchi (Morandi utilizzava una “finestrella” ricavata da un ritaglio di cartone per inquadrare le colline, delimitare lo spazio, creare una “cornice” allo sguardo).
Nei materiali in mostra e nel contesto della visita i rimandi dal “quadro” al paesaggio sono continui. Un paesaggio la cui “risonanza emotiva” è data non solo dalla trasposizione artistica che si ritrova nelle opere esposte, lungo un percorso di secoli, ma anche dall’evidenza dell’ impronta antropologica che ha plasmato campi e case, coltivazioni e oggetti d’uso quotidiano e dalle relazioni archetipiche che questo insieme di ambienti naturali, storia, lavoro, devozione, arte e artigianato ha originato.

Visitare questa mostra non è soltanto l’occasione di trovare riunite opere diverse, difficilmente accostate anche se ”naturalmente” contigue (dalle pale di chiese sparse in lontane frazioni alle fotografie del Fantini, dalle incisioni di Giorgio Morandi alle ceramiche di Luigi Ontani e alla “presenza” della vicina Rocchetta Mattei) ma è soprattutto l’occasione di una rinnovata riflessione sull’importanza di conoscere il substrato storico-artistico che porta alla “costruzione di un’identità” a partire dal proprio territorio d’appartenenza.
Tutto questo ben si evidenzia nel corposo catalogo, a cura di Angelo Mazza e Anna Stanzani, che è parte importante ed integrante dell’esposizione e che, in articolati saggi, ripercorre le tappe di mezzo secolo di tutela dei beni artistici dell’Appennino bolognese.
Dai primi “rilevamenti” dei ricercatori che, con la guida di Andrea Emiliani, hanno percorso le vallate del Reno e del Setta alla scoperta di borghi, case-torri e antiche strade fotografando e poi catalogando al fine di valorizzare il vasto sedimento di cultura materiale presente, è ancora attuale ed emozionante rileggere “sul campo” i segni di queste nostre impronte culturali “nell’accordo antico tra natura ed attività umana”.


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