venerdì 24 giugno 2016

Commemorato don Dario a un anno dalla scomparsa: una quercia ancora viva nel ricordo dei parrocchiani.



Con la chiesa piena di fedeli si è tenuta ieri la funzione religiosa in commemorazione di don Dario Zanini a un anno dalla sua scomparsa, a testimonianza che la comunità religiosa di Sasso Marconi conserva ancora vivo il ricordo del suo parroco che per ben 58 anni ha retto con profondo spirito di servizio la parrocchia e il Santuario dedicato alla Beata Vergine del Sasso. La celebrazione è stata affidata al vescovo emerito Vincenzo Zarri. Lo hanno coadiuvato, oltre al nuovo parroco don Paolo Russo, i numerosi sacerdoti che hanno avuto modo di collaborare con don Dario.

I momenti commemorativi sono iniziati con l'introduzione di don Paolo , cui è seguita la lettura di un toccante ricordo del sacerdote scomparso da parte di uno dei suoi più vicini collaboratori, Maurizio Monari, che tratteggiando la figura di don Dario attraverso alcuni aneddoti, ne ha messo in risalto il carattere risoluto, sempre sostenuto da una fede incrollabile. Ha raccontato che un giorno parlando con un sacerdote amico di don Zanini gli disse: “ Per me don Dario è una roccia”. Lui rispose: “No, una roccia è inerte e morta, don Dario è una quercia, viva, robusta e con le radici profonde”. Ampia la descrizione che ne ha fatto nell'omelia monsignor Zarri, il quale ha raccontato dei primi incontri con Dario, avvenuti al seminario di Bologna dove entrambi hanno intrapreso gli studi, studi che furono bruscamente interrotti dall'aggravarsi della situazione italiana nel periodo della guerra e che furono poi ripresi dopo il 1945. Proprio questo periodo e i gravi lutti che colpirono il giovane seminarista ( perdette la mamma e altri famigliari, tutti uccisi dai tedeschi), segnarono tutto il suo percorso di vita. Ma non gli fecero mai perdere di vista la missione a cui si era votato e cioè di testimoniare la figura di Cristo anche nella sua vita: si prodigò per molti anni per far trionfare il precetto cristiano del perdono seguendo l'esempio di Gesù che dalla Croce perdonò i suoi carnefici perchè potessero redimersi.

La funzione è stata particolarmente suggestiva anche perchè accompagnata dai canti del coro Monteforte di Montese, diretto dal mastro Giuseppe Romagnoli.












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