sabato 29 marzo 2014

La Flaminia Militare da visitare con Legambiente.



Cesare Agostini

Cesare Agostini e Franco Santi hanno affidato la ‘loro’ Flaminia Militare, la via fatta costruire nel 187 a.C. dal Console Caio Flaminio,  a Legambiente che ha raccolto il ‘testimone storico’   e si è impegnata ad averne cura e a farla conoscere a un largo pubblico.
Il passaggio di consegna è avvenuto a Sasso Marconi durante un incontro al cinema comunale in cui è stato presentato un video realizzato da Yuri Rambelli, sulla importantissima arteria romana,che costituiva il più diretto scavalcamento dell’Appennino, riportata alla luce dai due ‘archeologi per passione’. Un ritrovamento la cui importanza storica e archeologica non è stata ancora compresa a pieno. Un percorso lastricato di quella lunghezza, 13 chilometri,  non ha confronti ed è unico. La strada ha potuto mantenere la sua sostanziale integrità poiché il tracciato e’ stato abbandonato già in epoca tardo imperiale ed è in zona impervia, quindi poco frequentata e disabitata. Per questo i secoli di incuria lo hanno ricoperto di limo e vegetazione e ancora integro si è conservato nel tempo, toccato solo dalle inevitabili frane che la montagna ha subito in oltre 20 secoli.
Il primo, dei due libri scritti da Agostini e Santi.
Agostini , mettendo un luce una conoscenza profondissima sulla viabilità storica transappenninica, una  grande e generosa ‘passionaccia’ per l’archeologia   e un humor da oratore smaliziato , ha intrattenuto durante la presentazione del Cd i numerosi presenti, narrando simpatici episodi legati al suo lungo lavoro di ricerca documentale e sul campo.
Ha raccontato infatti che nel 1977, dando fede a voci di paese che narravano appunto dell’esistenza di una strada romana nella zona dell’Appennino dove solitamente egli passava le vacanze, con l’amico Franco Santi, convinto come lui dell’esistenza della strada e facendosi guidare dall’intuito e della logica,  iniziò a sondare parti di bosco. Per ben due anni nessun ritrovamento, solo l’ilarità di molti e i sorrisi maliziosi e divertiti delle mogli che, ad ogni loro rientro dagli scavi,  scherzosamente   chiedevano conto del frutto della ricerca sapendo benissimo che la fumata era nera e che i due tornavano  con le ‘pive nel sacco’. Eppure il ritrovamento fortuito da parte di Santi di una moneta romana in quella che pareva una vecchissima cava di pietre abbandonata, dava loro ulteriore incoraggiamento poiché per lastricare la strada larga ben 2 metri e quaranta dovevano essere state necessarie quantità incredibili di pietra rintracciata ovviamente nelle vicinanze del tracciato. Il loro aumentato entusiasmo li portò infine, il  24 agosto del 1979, a intercettare il basolato in pietra della Flaminia e poi a riportare alla luce il primo tratto,  togliendo lo strato di oltre 50 centimetri di detriti e limo che la ricopriva.
Santi e Agostini
Quindi i contatti per una verifica con gli accademici dell’Università di Bologna  che a quell’epoca ritenevano che la Flaminia romana passasse  dalla Valle dell’Idice e quindi esclusero che quella trovata da Santi e Agostini potesse essere la strada militare romana. “Cosa dobbiamo fare per dimostrare che è la Flaminia?,” chiese  Agostini a un noto cattedratico durante un sopralluogo. “Be’, bisognerebbe che si trovasse il tragitto fino a Fiesole,” rispose questi, probabilmente convinto anche che l’impresa avrebbe scoraggiato. “ Va Bene. Tanto non abbiamo mica fretta,” risposero i due ricercatori. E non era una battuta sarcastica: hanno infatti continuato e individuato il tracciato fino a Fiesole e oltre, per una lunghezza di 13 chilometri, che ora fanno parte di un bellissimo tracciato in aree desertiche e semiselvagge affidato ai volontari di Legambiente che con grande piacere hanno accettato l’eredità anche se impegnativa perché il tracciato richiede una attenta manutenzione annuale. 

Legambiente, come ha spiegato il presidente del Circolo Setta-Samoggia-Reno Claudio Cortielli ( nella foto)  ha poi, con uno specifico corso, preparato 18 guide per accompagnare i numerosi visitatori ( per lo più stranieri ahimè) nell’incredibile passeggiata.
Agostini ha anche raccontato di avere fatto tutti i sondaggi e i movimenti del terreno senza chiedere alcun permesso. Se avesse dovuto operare richiedendo le autorizzazioni probabilmente ora non avremmo ancora la Flaminia Militare.  “Nessuno ci ha infastidito poiché il valico dell’Appennino era pressoché deserto,” ha sottolineato. “Solo una volta siamo stati avvicinati da un escursionista che incuriosito per il nostro operare con vanghe e badili si avvicinò e chiese cosa stessimo facendo. Alla risposta, ‘ stiamo cercando la strada per Fiesole,’ si allontanò scuotendo la testa convinto probabilmente di essere alla presenza di squilibrati. E solo una volta siamo stati chiamati dai Carabinieri”, ha raccontato ancora . “Al mio arrivo in Caserma il maresciallo mise sulla scrivania un plico con una denuncia. “Capii che ero io l’imputato,” (Agostini è di professione un avvocato) . “Il maresciallo mi chiese cosa stessi facendo con l’amico Santi. ‘Spazziamo una strada. Sono 2000 anni che non viene pulita,’ risposi e il militare divertito, ma probabilmente perché già sapeva cosa stavamo facendo, ci lasciò andare e potemmo continuare”.  
Non tutto è stato riportato alla luce, ha anche spiegato. La strada doveva avere ovviamente edifici e manufatti di servizio lungo il tracciato e i resti di alcuni sono anche stati già individuati. Altri attendono di rivedere la luce. Ma questa è un’altra storia. Agostini ha fatto capire che per lui la ‘missione è compiuta’. Ha donato a Bologna una grande ragione  di interesse, e che interesse, e al mondo la possibilità di verificare e apprezzare la capacità organizzativa degli antichi romani. Tutto  questo lo gratifica, lo ricompensa e lo soddisfa: lui e Santi avevano ragione. La Flaminia è quella trovata da loro.

Per informazioni e prenotazioni di visite : Legambiente 347 9256154 (Mauro Bacci) oppure 389 3168348 (Angelo Farneti) 



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