mercoledì 17 febbraio 2010

L'Uomo che Verrà. Ne parla Elena Birmani





Fra coloro che hanno partecipato alle riprese del film su Monte Sole di Giorgio Diritti anche Elena Birmani di Sasso Marconi, che ha partecipato a diverse riprese. Elena non è nuova alla recitazione poiché ha già calcato le scene quale attrice teatrale. “Ho colto l’invito a partecipare al casting che si è tenuto a Sasso Marconi e sono stata selezionata perché il mio viso è stato giudicato‘antico’ e perché la mia figura minuta corrispondeva a quelle delle donne dell’epoca maltrattate dalla fame e dalle paure per la guerra” precisa Elena. E’ stato interessante?: “Esperienza meravigliosa. Ma una volta che abbiamo capito l’importanza del film abbiamo accettato di buon grado ogni sacrificio, la levataccia alle 4 del mattino, il freddo e la pioggia. La cosa comunque che più mi è piaciuta è stata quella di farsi truccare. In teatro ti devi truccare da sola”. Essere protagonista delle tragiche vicende di Monte Sole ha portato problemi?: “La partecipazione emotiva è stata fortissima soprattutto fra i giovani ragazzi che hanno assunto il ruolo di soldati tedeschi. Erano quasi tutti studenti tedeschi, olandesi o danesi a Bologna per l’Erasmus. I tedeschi ancora sentono il peso e hanno affrontato il lavoro nella convinzione di essere artefici di un messaggio che rifiuta la guerra e condanna il nazismo. Un ragazzo olandese dopo il primo giorno di lavorazioni se ne è andato perché non sopportava la crudeltà del ruolo di soldato tedesco”. Il film ha avuto anche critiche. “Non tutti hanno capito il regista Giorgio Diritti. Il suo scopo non era quello di stabilire a chi sono da attribuire le colpe . Ha voluto dare immagine ai sentimenti della gente. E’ emblematica la frase finale della bambina protagonista che dice: ‘Perché si uccidono fra di loro? Perché non sono rimasti a casa con i loro bambini?’”. E’ stata quindi una esperienza gravosa? “Ci siamo anche divertiti. Coloro che hanno sofferto di più sono stati i bambini che non capivano le urla dei soldati tedeschi e quindi si abbandonavano a un pianto vero e impaurito. Chi subiva di più questa pressione era Riccardo un bambino di tre anni che partecipava con la mamma. Riccardo ha compiuto gli anni durante le lavorazioni e avendolo saputo i militari tedeschi, si sono presentati alle lavorazioni inquadrati marciando minacciosi verso le vittime. Arrivati davanti a Riccardo invece delle urla hanno sfoderato una bella torta e intonato gli auguri in tedesco. I cameramen hanno ripreso tutto poiché non sapevano che era un fuori programma. Peccato che la scena non possa essere inserita nel film”.

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