venerdì 25 settembre 2009


Sono ben 1700 i cassaintegrati a Sasso Marconi. Numero che indica come il tessuto produttivo del paese sia in sofferenza. Sofferenza che in alcuni casi è divenuta malattia inguaribile.

Hanno infatti chiuso i battenti, la storica Cartiera del Maglio a Borgonuovo che produceva carte speciali fra cui carte da sigaretta, la BRB che occupava 35 unità produttive fra operai e impiegati, impegnati nella produzione di macchine automatiche per il settore tessile. Ha chiuso la Stab che, pur essendo stato uno studio tecnico, è un indicatore di come il settore ‘lavoro’ sia in difficoltà non solo per quanto riguarda la produzione, ma anche per le attività collaterali e l’indotto. Ha poi chiuso la ex Burgo di Lama di Reno e ha sospeso l’attività la cartiera Reno de Medici di Marzabotto dove trovavano lavoro anche molti di Sasso Marconi. La Ciba di Pontecchio Marconi ha appena superato un periodo di difficoltà. “In questo momento sono in crisi una marea di piccole aziende che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione nel tentativo di superare lo stop del mercato,” chiarisce Francesco Cecere , funzionario sindacale della Fiom. Ma l’azienda che più preoccupa in questo momento è l’Arcotronics dove sono coinvolti nella cassa integrazione ben 460 unità produttive su un totale di 850. Il timore è anche quello che le difficoltà facciano decadere l’accordo di pochi mesi fa. Accordo che prevede il trasferimento del centro aziendale a Pontecchio Marconi in un nuovo stabilimento disegnato in modo da garantire la migliore logistica produttiva e la riconversione a residenziale dell’attuale struttura industriale di San Lorenzo. L’accordo aveva la doppia finalità di assicurare un buon livello occupazionale e una struttura che potesse offrire alla produzione le condizioni migliori possibili nel tempo. Al sindaco di Sasso Marconi, Stefano Mazzetti, le opposizioni hanno già presentato due interrogazioni per avere chiarimenti. Il timore degli oppositori deriva anche dalle dimissioni di alcuni dirigenti, fatti letti con un abbandono delle nave prima che affondi. Il sindaco rimanda tutto a un prossimo incontro nel quale si troveranno tutte le componenti coinvolte, fra cui la proprietà. E’ più esplicito è il componente della RSU Devis Coriambi: “Essendo subentrato un nuovo partner, la proprietà vorrebbe cambiare il piano industriale sottoscritto un anno. Si motiverebbero le richieste con nuove difficoltà di mercato. Viviamo il momento nell’incertezza totale e ci prepariamo a impedire ogni azione unilaterale come il trasferimento dei macchinari”.

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