martedì 13 ottobre 2026

Strage di Suviana, la centrale di Bargi è ancora allagata: un vertice in Procura per sbloccare le indagini

 A due anni e mezzo dall’esplosione del 9 aprile 2024, che provocò la morte di sette lavoratori, i livelli più profondi dell’impianto restano inaccessibili. In programma un incontro tecnico tra la pm Anna Sessa, l’Ausl e i Vigili del fuoco per valutare le condizioni di sicurezza e consentire la ripresa degli accertamenti.

 


La notizia è riportata da BolognaToday nell’edizione di oggi.

A oltre due anni dalla strage della centrale idroelettrica di Bargi, sul lago di Suviana, nell’Appennino bolognese, le indagini devono ancora fare i conti con un ostacolo importante: l’impossibilità di raggiungere i livelli più profondi dell’impianto, dove acqua, liquami e possibili cedimenti strutturali continuano a impedire l’accesso agli investigatori.

Per cercare di superare questa situazione, secondo quanto riferisce BolognaToday, è previsto per mercoledì 14 ottobre un vertice tecnico con la partecipazione della pm della Procura di Bologna Anna Sessa, dell’Ausl e dei Vigili del fuoco. Al centro dell’incontro ci saranno le condizioni di sicurezza della centrale e gli interventi necessari per consentire l’accesso ai locali ancora inaccessibili.

L’obiettivo è individuare le soluzioni che permettano di proseguire gli accertamenti su una delle più gravi tragedie sul lavoro degli ultimi anni nel territorio bolognese.

I livelli -8 e -9 ancora inaccessibili

Le maggiori difficoltà riguardano i piani -8 e -9 della centrale, ambienti che potrebbero custodire elementi importanti per ricostruire la dinamica dell’esplosione del 9 aprile 2024.

Le operazioni di sopralluogo sono però condizionate dalla presenza di acqua e liquami e dai rischi connessi alle condizioni dell'edificio. Secondo quanto riportato dalla testata, sarebbero stati compiuti alcuni progressi grazie all’installazione di sistemi per il trattamento dei liquami presenti al livello -8. Restano tuttavia da risolvere problemi che non riguardano soltanto lo svuotamento dei locali, ma anche la stabilità delle strutture.

La sicurezza degli operatori chiamati a intervenire rappresenta infatti una priorità. Prima di autorizzare nuove attività sarà necessario verificare che l’accesso ai piani sommersi possa avvenire senza esporre i soccorritori a rischi inaccettabili.

Il timore di nuovi crolli

A complicare ulteriormente la situazione sono le condizioni strutturali dell’impianto. Una porzione del pavimento del livello -7 è crollata e non si può escludere la possibilità di ulteriori cedimenti.

Proprio il piano -7 era stato sottoposto a sequestro probatorio dalla Procura nel giugno scorso. In quell’occasione erano stati recuperati alcuni elementi della strumentazione della centrale, ritenuti utili per gli approfondimenti tecnici.

Il confronto tra magistratura, personale sanitario competente e Vigili del fuoco dovrà servire a chiarire quali siano gli ostacoli ancora presenti e quali misure possano essere adottate per mettere in sicurezza le aree interessate. Da queste valutazioni dipenderanno i tempi e le modalità dei prossimi sopralluoghi.

Le indagini proseguono tra testimonianze e analisi tecniche

Parallelamente alle verifiche sull’impianto, prosegue il lavoro investigativo coordinato dalla Procura di Bologna, con il coinvolgimento della sezione di polizia giudiziaria dei Carabinieri e dei consulenti tecnici incaricati.

Come riferisce BolognaToday, sarebbero in programma ulteriori approfondimenti e l’audizione di persone in grado di fornire chiarimenti sugli aspetti della vicenda ancora da ricostruire.

Le eventuali testimonianze saranno messe a confronto con i risultati delle analisi tecniche e con i dati ricavati dalla strumentazione recuperata finora. L’intento è ricostruire con la maggiore precisione possibile quanto accadde nelle fasi precedenti all’esplosione e verificare le condizioni in cui si stavano svolgendo le operazioni di collaudo della turbina.

La tragedia del 9 aprile 2024

L’esplosione si verificò il 9 aprile 2024 nella centrale di Enel Green Power a Bargi, durante le operazioni di collaudo di una turbina. Il bilancio fu drammatico: sette lavoratori persero la vita, mentre altri rimasero feriti.

La Procura di Bologna procede per le ipotesi di reato di disastro colposo, omicidio colposo plurimo sul lavoro e lesioni colpose sul lavoro. Secondo le informazioni riportate dalla testata, risultano cinque le persone indagate: Massimo Sessego, Simone De Angelis, Carlo Galli, Franco Cespa e Luca Lenzi, con ruoli e incarichi legati alla gestione dell’impianto, alla manutenzione, alla conduzione dei lavori e alla sicurezza.

Le posizioni degli indagati sono tuttora al vaglio degli inquirenti: eventuali responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti, nel rispetto della presunzione di innocenza.

Un passaggio decisivo per fare luce sulla strage

Il vertice tecnico in programma rappresenta un passaggio importante per capire come proseguire gli accertamenti e se esistano le condizioni per raggiungere i livelli più profondi della centrale.

Il recupero di ulteriori elementi e la possibilità di effettuare nuovi sopralluoghi potrebbero contribuire a completare il quadro investigativo. A più di due anni dalla tragedia, resta infatti fondamentale ricostruire ogni passaggio di quanto accaduto a Bargi, individuare eventuali responsabilità e dare risposte alle famiglie delle sette vittime.

Una vicenda che continua a interrogare il territorio e che attende ancora una ricostruzione completa, mentre gli ostacoli tecnici e strutturali dell’impianto rallentano il lavoro degli inquirenti.

1 commento:

  1. Temo che fra dieci anni saremo ancora qui, su questo blog, a commentare i fatti accaduti due anni fa e dell'impossibilità di procedere con gli accertamenti. La centrale di Bargi non produrra più energia per decenni!

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