Un piano strategico comune per rafforzare il contrasto alla peste suina
africana (PSA) nell’Appennino tra Toscana ed Emilia-Romagna. È quanto previsto dal Commissario
straordinario alla PSA, nell’ambito delle misure di eradicazione e sorveglianza
già stabilite dall’ordinanza n. 4/2026 del 1° luglio. Il nuovo piano, che si
applica alle aree individuate delle due regioni, concentra gli interventi su
quattro fronti: sorveglianza epidemiologica, ricerca e rimozione delle
carcasse, contenimento della popolazione di cinghiali e rafforzamento della
biosicurezza negli allevamenti suini.
Le
attività saranno programmate in funzione della classificazione delle unità di
gestione del cinghiale, del livello di sorveglianza, delle recenti positività e
del rischio di dispersione degli animali.
Nelle
aree maggiormente interessate dalla circolazione virale saranno prioritari ricerca
e rimozione delle carcasse, prelievo selettivo e trappolaggio. Sono
inoltre previsti interventi di depopolamento collettivo secondo modalità
differenziate in base al livello di rischio e alla zona interessata.
Nelle
aree a minore rischio, invece, il piano punta soprattutto sulla riduzione
preventiva della densità dei cinghiali, sul rafforzamento della
sorveglianza e sulle misure di biosicurezza negli allevamenti, con l'obiettivo
di raggiungere i target di prelievo stabiliti.
Una
delle principali novità riguarda il rafforzamento dei controlli negli
allevamenti. Il piano istituisce una Task Force per ciascuna regione,
composta da un minimo di cinque e un massimo di otto dirigenti veterinari delle
Aziende USL. La struttura avrà il compito di affiancare i servizi veterinari
territoriali nelle verifiche delle misure di biosicurezza.
I
controlli saranno programmati sulla base del livello di rischio e delle
priorità territoriali. Al termine di ogni ciclo ispettivo, la Task Force dovrà
predisporre un rapporto sulle verifiche effettuate, sulle eventuali
irregolarità riscontrate e sui provvedimenti adottati, così da consentire alle
autorità di monitorare l’evoluzione della situazione e pianificare gli
interventi successivi.
Il
piano punta dunque a una strategia coordinata lungo l’Appennino tosco-emiliano,
combinando controllo della fauna selvatica, sorveglianza epidemiologica
e maggiore attenzione alla sicurezza degli allevamenti, con interventi
modulati in relazione al rischio presente nelle diverse aree.
Pensate cittadini che mole di impegni si accavallano per contenere la peste suina grazie alla presenza dei cinghiali. Impegni ed obblighi vari che non sono a costo zero. Dobbiamo ringraziare le menti benpensanti dei vari amministratori che hanno avvallato questa operazione studiata a tavolino. Il MEA CULPA non è pervenuto!
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