A due anni dalla tragedia del 9 aprile 2024 alla
centrale idroelettrica di Bargi, sul lago di Suviana, le indagini procedono con
difficoltà mentre una parte dell’impianto resta ancora inaccessibile.
L’esplosione sotterranea che costò la vita a sette lavoratori e ne ferì altri
sei, impegnati nel collaudo di un generatore, continua infatti a essere avvolta
da interrogativi tecnici irrisolti.
L’acqua invade tuttora la struttura: gli interventi
effettuati finora hanno consentito di svuotare e bonificare fino al piano -6,
ma gli ultimi tre livelli, dal -7 in poi, restano sommersi e quindi preclusi a
periti e inquirenti.
Al momento sono cinque gli indagati —
tre appartenenti a Enel e due a società esterne — accusati, a vario titolo, di
disastro colposo, omicidio colposo plurimo sul lavoro e lesioni colpose sul
lavoro. L’inchiesta è coordinata dalla pm Michela Guidi, affiancata dalla
collega Anna Sessa, sotto la supervisione della procuratrice aggiunta Morena
Plazzi.
Nell’ambito della consulenza tecnica
disposta dalla Procura, i sommozzatori dei vigili del fuoco sono riusciti a
recuperare al piano -6 cinque dispositivi elettronici, potenzialmente utili per
ricostruire la dinamica dell’esplosione. Tuttavia, per ottenere un quadro
completo sarà necessario raggiungere i livelli inferiori e recuperare ulteriore
materiale tecnologico, nella speranza che i dati siano ancora utilizzabili.
Il via libera alla bonifica dei piani
più profondi spetta al tavolo amministrativo composto da vigili del fuoco,
Ausl, Arpae e Regione, chiamato a verificare le condizioni di sicurezza. Al
momento, però, tali condizioni non risultano soddisfatte.
Per questo la Procura ha richiesto
alle istituzioni locali e sanitarie coinvolte un cronoprogramma dettagliato
degli interventi futuri, con l’indicazione dei tempi necessari per rendere
accessibili i livelli sommersi. Il documento è atteso entro la fine del mese:
se dovesse risultare insufficiente o non rispondente alle esigenze
investigative, i magistrati potrebbero decidere di chiudere le indagini sulla
base degli elementi finora raccolti.
Nel
frattempo, secondo quanto emerge, tutte le parti offese sarebbero già state
risarcite da Enel e non parteciperebbero quindi a un eventuale processo.
Fermare la produzione per creare crisi energetica, in sostegno al nuovo lock down energetico in arrivo. FATTO.
RispondiEliminaSe penso che i cinesi in due anni edificano un quartiere nuovo, mi vengono i brividi nel pensare alle lentezze istituzionali del nostro paese. Si parla di più della sconfitta calcistica italiana come se rappresentasse un'apocalisse e poi non si da risalto a questa vicenda. Tra l'altro viene meno anche la produzione di energia idroelettrica in un momento in cui hanno si è già deciso di riaccendere le centrali a carbone! Roba da matti!
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