sabato 11 aprile 2026

Decreto Montagna e fondi bloccati, scontro sull’Appennino bolognese

Cuppi: “Tagli ingiusti e meno risorse”. Evangelisti replica: “Basta propaganda, servono fatti”



Il futuro dell’Appennino bolognese accende il confronto politico tra amministratori locali e opposizione, tra timori per i tagli e accuse di immobilismo nella gestione delle risorse.

“Il decreto Montagna rischia di tagliare le gambe all’Appennino bolognese”. È l’allarme lanciato da Valentina Cuppi ( nella foto) , che torna a criticare la nuova classificazione dei Comuni montani introdotta dal Governo e le possibili ricadute sui territori esclusi.

Secondo la sindaca di Marzabotto, il provvedimento potrebbe tradursi in una riduzione significativa delle risorse destinate a vaste aree dell’Appennino bolognese. “Per i Comuni che restano fuori dalla nuova classificazione — sottolinea — questo significherà meno fondi e quindi minori possibilità di garantire servizi essenziali e contrastare lo spopolamento”.

Cuppi è intervenuta a Bologna durante il convegno “Appenniners di oggi e domani”, ospitato a Palazzo d'Accursio, occasione di confronto tra istituzioni, tecnici e cittadini sulle prospettive di sviluppo delle aree montane. L’iniziativa si è conclusa con una mostra allestita in Piazza Re Enzo, a testimonianza della volontà di mantenere alta l’attenzione sul tema.

Nel dibattito si inserisce con toni critici anche Marta Evangelisti ( nella foto) , capogruppo regionale, che attacca la gestione delle risorse: “Basta propaganda sull’Appennino, è il momento di passare ai fatti”.

Secondo Evangelisti, prima di richiedere nuovi finanziamenti sarebbe necessario utilizzare quelli già disponibili. Nel mirino finiscono il sindaco di Bologna Matteo Lepore e l’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese, accusati di non aver ancora sbloccato fondi ritenuti cruciali.

“Parliamo di circa 4,6 milioni di euro del fondo perequativo — afferma — ancora fermi nei cassetti. Una situazione inaccettabile mentre i Comuni montani affrontano difficoltà quotidiane tra carenza di servizi, infrastrutture e spopolamento”.

Per la capogruppo, i territori montani hanno bisogno di interventi rapidi e mirati, non di scontri ideologici: “I nostri Comuni hanno diritto a risposte concrete, investimenti efficaci e tempi certi”.

Il confronto riflette un dibattito più ampio sul futuro delle aree montane, tra richieste di revisione dei criteri nazionali, utilizzo delle risorse già stanziate e necessità di politiche strutturali capaci di sostenere sviluppo e tenuta demografica dell’Appennino.

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